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del Dr Roberto Cannataro – Ing.chimico, tecnol. alimentare, nutrizionista sportivo – Nutrics

La tecnica del “making weight” traducibile letteralmente con il fare il peso è quando in prossimità di una competizione si vuole far diminuire il peso dell’atleta per fare si che rientri in una specifica categoria.
Detta pratica è molto utilizzata nell’ambito degli sport da combattimento, ma anche dai fantini ed in generale in tutte le discipline che prevedono una categoria di peso, strategie simili sono utilizzate anche nel bodybuilding anche se in questo caso non solo per rientrare in una specifica categoria, ma anche per avere una percentuale di grasso molto bassa, funzionale all’aspetto estetico.

Molto spesso, però il peso si fa secondo strategie basate su esperienze personali o peggio miti tramandati da atlete in atleta e/o i maestri, come amano farsi chiamare molti degli istruttori di queste discipline.

Non è raro osservare disidratazioni spinte ottenute con metodi quanto meno discutibili, quali saune, attività fisica con abbigliamenti pesanti, deprivazione di acqua o iperidratazione, o ancora deprivazioni di sali minerali, infine si osserva anche l’uso di diuretici, sconfinando ovviamente nel doping, pratica non solo bannata dalle federazioni quanto anche pericolosa per la salute.

Mi è capitato più di una volta di vedere svenire degli atleti sui ring o sui palchi, con azioni ai limiti delle emergenze…..

A questo, frequentemente si associano regimi dietetici particolarmente poveri di carboidrati.
Dietro a questa pratica c’è un razionale preciso, ovvero la deplezione di glicogeno, muscolare ed epatico, quanto più ampia possibile in quanto, quando il glicogeno viene stoccato richiede per ogni grammo altri 4 grammi di acqua, dunque perdere 500g di glicogeno significa perdere altri 2000g di acqua, per un totale, dunque di 2,5 kg, un atleta ben allenato può avere anche 6-700g di glicogeno tra fegato e muscoli, dunque la perdita può raggiungere anche i 3,5Kg

Per operare questo processo bisogna utilizzare, regimi dietetici con bassissimi quantitativi di carboidrati, seguiti da una ricarica, ovvero un regime con alto quantitativo di carboidrati per ricostituire le scorte di glicogeno.

Ci sono due problemi, la salute dell’atleta, infatti troppo spesso non lo si considera come un uomo, ma solo come un mezzo per ottenere una determinata performance, quindi bisognerebbe operare questa pratica senza mettere a repentaglio anche minimamente la salute dell’atleta.
Non solo, visto che in particolare, si parla di sport da combattimento, l’atleta dovrà salire su un ring e combattere dunque essere performante al massimo, per competere al meglio e riportare meno danni possibili.

Dunque operare il making weight ma con criterio……
Quello che ho cercato di fare e mettere giù in maniera razionale ed organizzata una variante di tale tecnica, valutando lo stato degli atleti tramite la bioimpedenza e tramite analisi biochimico-cliniche.

Con il mio gruppo di lavoro, che fa capo all’Università della Calabria, abbiamo reclutato 24 soggetti, nella palestra Fight Club di Rende (CS) che conta fra l’altro un campione europeo di Mhuay Tahi e vari italiani.
33 atleti con diversa esperienza di allenamento ed agonismo suddivisi in 25 maschi ed 8 femmine.
Da sottolineare come tutte le femmine hanno portato a termine lo studio e 2 maschi hanno abbandonato…..
Operando in questo modo:

Tempo zero: misurazione BIA ed analisi
Dieta <1000 kcal, <30g di carboidrati, circa 2,5g di proteine x kg, circa 0,5g di lipidi per kg

Tempo uno (dopo 3 giorni): misurazione BIA ed analisi
Ricarica: >2500 kcal 4-5g x kg di carboidrati, 2g di proteine per kg, 0,8-1g di lipidi per kg

Tempo due (dopo 18 ore): misurazione BIA ed analisi

I risultati sono in mostrati in tabella:

Si può notare dalla BIA come i valori di ATM (BCM) ed PA diminuiscano in maniera drastica dopo il terzo giorno, d’altra parte tutti ritornano ai valori iniziali (alcuni persino meglio) dopo la “ricarica”.
Dunque in condizioni ottimali per affrontare un match e senza rischi per la propria salute ed incolumità.
Lo stesso andamento si nota con il TSH, indicativo di un setting di dispendio energetico e metabolico in generale
Dunque si può vedere come, se la pratica è ben organizzata, non si hanno effetti negativi sulla salute degli atleti in più si possono avere delle performance validissime, anche grazie ai kg in più che si possono presentare sul ring.
Da sottolineare come questa non deve essere una scorciatoia per una preparazione al match approssimativa, d’altra parte è anche vero che trattandosi, senza sminuirli assolutamente, di sport minori, a volte si hanno preavvisi dei match pochissimo prima, dunque non è semplice avere una programmazione adeguata.
Infine una riflessione sulla pratica ma anche su diete spesso troppo drastiche e/o male organizzate, in solo tre giorni il TSH viene depresso, pensiamo in settimane o mesi……

atm_c   pa_c   peso_c

 tsh_c

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